Verbale della Giuria - iL SEGNO 2009

 

La giuria, composta dai Proff. Paolo Levi, Rossana Bossaglia, Virgilio Patarini, Valentina Carrera, Davide Corsetti, Michele Govoni e Sabrina Falzone, si è riunita presso la Galleria Zamenhof di Milano in data 10 settembre 2009 al fine di individuare tra i centoventi finalisti i vincitori delle varie sezioni del Premio Il Segno. I finalisti sono stati selezionati su duecentosettanta concorrenti.

Il concorso, indetto dall’U.N.A.I. (Unione Nazionale Artisti Indipendenti) in collaborazione con l’Enciclopedia d’Arte Italiana, la Galleria Zamenhof e l’Atelier Chagall, si articola nelle seguenti categorie: premio “Emilio Vedova” per la migliore opera astratta (aniconica),  premio “Marc Chagall” per la più significativa opera figurativa (iconica), il premio “Man Ray” per la migliore opera fotografica, il premio “Jean Michel Basquiat” destinato ai giovani (under 30) ed il premio “Lucio Fontana” per l’opera più originale..

La competizione suggerisce una riflessione metodica sul concetto di segno, quale espressione di un’epoca ricca di forti esperienze artistiche che si dipanano in molteplici direzioni stilistiche, spesso al di fuori dei canali ufficiali. Tale fermento si configura ad alto potenziale comunicativo, spesso ignorato se non addirittura taciuto dai mass-media.

Gli enti organizzatori hanno lo scopo di coltivare quest’humus culturale, favorendo la vitalità della ricerca artistica italiana.

Gli artisti candidati al concorso e prescelti come finalisti dai membri della commissione esaminatrice hanno dimostrato un’acutezza di indagine estetica e concettuale che evidenzia non soltanto un rinnovamento tecnico-esecutivo nell’impiego degli strumenti che oggi l’arte mette a disposizione, ma anche una solida consapevolezza del patrimonio storico-artistico ereditato dalle Avanguardie storiche, spesso citato, ripensato, rielaborato, contaminato. Impossibile evidenziare una sola tendenza dominante: la Giuria, non muovendo da alcun pregiudizio preliminare, e valutando esclusivamente la forza e l’efficacia delle opere proposte e selezionate, si e’ trovata, alla fine, ad attribuire il primo premio nelle varie categorie previste ad opere di tendenze molto differenti: dall’astratto geometrico dei due vincitori a pari merito del Premio “Vedova”, al figurativo stilizzato del vincitore del Premio “Chagall”, dall’informale materico del vincitore del Premio “Basquiat”, al figurativo metafisico dei due fotografi vincitori del Premio “Man Ray”, fino all’opera cinetica e interattiva del vincitore del Premio “Fontana”.

Il verdetto della giuria è stato il seguente.

Il premio “Emilo Vedova” per la migliore opera astratta (aniconica) è stato assegnato ex-aequo e all’unanimita’ a Patrizia Murazzano, autrice della scultura in vetro “Disio” e al pittore Lauro Lessio per  il dipinto intitolato “Decostruzione”.

Le loro opere sono state votate con le rispettive seguenti motivazioni:

l’opera di Patrizia Murazzano si è distinta per una efficace e dinamica struttura geometrica e per una raffinatezza esecutiva che mira ad una sorta di apologia della luce, creando suggestivi riflessi e giochi di relazione tra piani”, mentre “L’opera di Lauro Lessio, dietro l’articolazione degli espliciti rimandi storici al Costruttivismo e al di la’ della sottile ricerca intellettuale capace di contaminare citazioni architettoniche e fotografiche con un disegno pseudo-progettuale e una elegantissima astrazione geometrica in punta di pennello, palpita in realta’ di un raffinato afflato poetico”.

Segnalati Moreno Panozzo e Vincenzo Marletta.

Il premio “Marc Chagall” per l’opera figurativa più rappresentativa è stato attribuito allo scultore Gioachino Chiesa per l’opera “L’involuzione” poiché “attraverso una sintesi essenziale delle forme e una costruzione semplice ed efficace basata sulla specularita’, ha saputo innescare nello scenario contemporaneo nuovi quesiti esistenziali, frutto palese di una profonda riflessione sull’umanità e sul regresso sociale”.

Per questa categoria è stata fatta una segnalazione di merito a Franca Griva, Ewa Chacianowska e Aleph Tonetto.

Un ulteriore ex-aequo nel segno di un approccio “metafisico” è avvenuto per il premio “Man Ray” dedicato alla migliore opera fotografica e ripartito tra Giacomo Chiesa, per l’opera “Beleno - L’esperienza del tempo puro 7”, e Marco Morello, per “Risaie”.  I due fotografi sono stati definiti dalProf. Paolo Levi rispettivamente “pittore metafisico del tempo sospeso” (Chiesa) e “naturalista metafisico del silenzio” (Morello). Segnalati Santina Bonfanti e Simona Ragazzi.

Fra i giovani Luca Gobbetti si è aggiudicato il premio “Jean Michel Basquiat” con l’opera “Cristo, dove sei?”, in quanto “è riuscito a esprimere un gioco di astrazioni materiche unitamente ad una vaga allusione figurativa mediante un espediente ottico e un inganno prospettico determinati dalla proiezione della luce sullo sfondo”. Per gli “under 30” una menzione speciale alla scultrice Noemi Caserta.

Infine, il premio “Lucio Fontana” per l’originalità è stato assegnato ancora una volta ad uno scultore, Fabrizio Pedrali, qualificatosi al primo posto con l’opera intitolata “Spazio”, “opera interattiva di grande rigore formale e piacevolezza estetica che si colloca coerentemente nell’alveo di una ricerca orientata alla sperimentazione del movimento e di un rapporto aperto, dinamico e inquieto tra le forme e lo spazio”. Per l’originalità è stata avanzata una segnalazione anche per Tina Antonelli.

 

(Hanno materialmente redatto il presente verbale i giurati Sabrina Falzone e Virgilio Patarini)